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I Capitelli

CAPITELLO AL MAGGENGO ARALE (proprietà del Sig. Pierino Trivella)

capitelloA1Quando, nella fitta nebbia che sale dal fondo valle accompagnata dal fragore del Cervio, i gonfi goccioloni si staccano dai pini che ti circondano infrangendosi sull'ombrello, io, soffermandomi dinanzi alla Tua immagine, rivivo il rumore dei flutti del Rio del la Plata che s'infrangono contro il molo, l'allontanarsi della motonave Ugolino Vivaldi che mi ospitò per venti giorni lasciandomi in compagnia dei miei mesti pensieri a vagare sotto la pioggia alla fioca luce dei lampioni del porto.
Angosciato, pensavo agli anni della guerra che trascorsero lenti e densi d'eventi, a ciò che rimaneva dei palazzi di Milano le cui vestigia erano configurate da tronconi di muri ridotti a contenitori di macerie, ai sei giorni trascorsi a Genova in attesa d'imbarco causa lo sciopero dei marittimi, alle vicende politiche collegate alla bussola elettorale, agli affetti famigliari, alla giovane sposa lontana, alla recentissima perdita di un figlioletto e all'imponderabilità del futuro che mi attendeva.
Temprato dalle vicissitudini, la nuova Patria mi accoglieva senza pregiudizi, mi ammirava sapendomi italiano ed io ero orgoglioso d'esserlo.
Ero un'immigrante a Buenos Aires nell'amata ed allora opulenta Argentina: era la notte d'inverno del 29 giugno 1948, giorno di San Pietro.
Anno 1998: dopo cinquant'anni, a metri 1.500 s/m, assecondato benevolmente dall'Amministrazione di Cedrasco nell'arduo espletamento delle pratiche, ho inteso rievocare in forma modesta ma tangibile, l'inizio di un'avventura che mi accomunava a migliaia e migliaia d'altri nell'immediato e difficile dopoguerra. Se poi quest'opera servirà a ridestare qualche interessi per questi luoghi in via d'abbandono, ne sarei doppiamente appagato.

Milano 3.10.2002

capitelloA2Quando le tragedie della vita e l'imponderabile del futuro sembrano revocare in dubbio ogni nostra certezza, allora in quei momenti particolarmente difficili la nostra esistenza il cui peso della vita si fa insostenibile e non sembra esserci più alcuna possibilità, si fa appello, ultima risorsa a cui attingere, a ciò che trascende l'umano perchè sembra che solo luio può fare il miracolo e indicarci la via.
Ciò che ho voluto rappresentare nella decorazione del Capitello su all'Arale è un S. Pietro colto anch'esso in un momento in cui si decide il destino della sua esistenza. E la difficoltà della scelta è rappresentata dallo sdoppiamento della figura di S. Pietro in due persone, una che va in una direzione che lo allontanerebbe dal pericolo, l'altra che lo riporta nella città in cui dovrà subire il martirio. In soccorso appare un angelo che gli indica la via più difficile da accettare ma S. Pietro, a questo punto, accetta serenamente il suo destino.
Ognuno ha il proprio angelo, forse il mio, (in un momento di distrazione), mi ha indicato la via dell'Arale, così è stato perchè il mio e altri destini si compissero. È l'immagine sdoppiata in cui siamo tutti chiamati alla decisione, testimonia le vie misteriose in cui ci si incontra e si realizza l'enigma della vita.

Carlo T.

CAPITELLO DELLE CAREGGINE (proprietà dei Sigg. Trivella Roberto e Giuseppe)

capitelloC1Capitello delle Careggine - esterno
L'edificio pressochè quadrato, è inserito nell'ampia distesa coltivata a prato che s'incontra percorrendo da est a ovest la strada pedemontana che collega gli abitati di Caiolo e Cedrasco, nella media Valtellina, a pochi chilometri dal capoluogo Sondrio.
Non è pertanto inserita in un contesto insediato ma è isolata, ed è questa la sua principale caratteristica.
La Santella rispetto all'orientamento Nord-Sud è lievemente ruotata in senso orario, di fatto disposta in fregio alla strada e parallela ad essa ad una distanza di alcuni metri.
E' realizzata con una struttura portante in pietra legata con malta cementizia. I fronti esterni sono intonacati tinteggiati e affrescati come l'interno.
La tipologia dell'edificio non appare in nulla dissimile rispetto ad edifici coevi analizzati nel contesto territoriale su cui insiste la Santella, ciò che emerge in maniera piuttosto lampante è tutto sommato il discreto stato di conservazione.
L'ingresso, preannunciato da un basamento e da un gradone in pietra e più alto dell'edificio votivo vero e proprio, è enfatizzato da un'apertura ad arco a tutto sesto e da un timpano ben proporzionato.
Affresco interno

capitelloC2Due lesene simmetriche con capitelli e basi in pietra, le mensole all'ingresso e la dipintura di facciata conferiscono all'assieme un aspetto.
La Santella non è posta a diretto contatto con il terreno. Quest'aspetto è particolarmente significativo in quanto ha permesso una buona conservazione della struttura e della finitura di pavimento nell'interno alla Santella.
l piano di calpestio, realizzato in grosse lastre di pietra locale trattate a spacco, è infatti protetto da una camera d'aria ventilata la cui apertura sull'esterno è visibile sul fronte nord-ovest della Santella.
L'accesso alla Santella è filtrato da una cancellata in ferro di buona fattura e la cui genesi è da ricercare nella devozione di Trivella Silvestro, anch'egli discendente della famiglia proprietaria della Santella e di cui si trova traccia nell'iscrizione 'T.S.'
La volta è realizzata con cannicciato e malta di calce retti dalla struttura in legno sottostante (la tipologia è quella tipica, e che si desume in quanto non si è prodotto alcun saggio interno per valutare stato e consistenza della volta).

Affresco interno
capitelloC2Di fronte all'ingresso, sul fondo della Santella, un altarino in pietra ospita arredi sacri di varia natura.
La struttura di copertura è realizzata con una solettina in calcestruzzo certamente realizzata in tempi successivi rispetto all'edificio originario.
L'interno risulta completamento affrescato e sulle pareti e sulla volta a vele, sulla parete di fondo è raffigurata una Madonna con bambino, sulla parete di destra S. Barbara e S. Antonio da Padova, sulla parete sinistra S. Rocco e S. Giuseppe, sulla volta uno sfondato con quattro cherubini e la colomba.
La Santella votiva è stata edificata nel 1867 dalla famiglia Trivella. La datazione è leggibile nell'iscrizione riportata sulla parte in alto a sinistra osservando il fronte principale.
Non si è a conoscenza di ulteriori interventi se non quelli citati sempre sul fronte principale, questa volta a destra che riportano l'iscrizione 'Trivella A. e C. Restaurarono, l'anno 1930'.
La genesi della cappella delle Carreggine è purtroppo frammentaria e anche un'accorta indagine sulle fonti non consente di reperire informazioni più dettagliate, ciò acuisce ancor più l'alone di curiosità e fascino che l'accompagna.
Le ricerche hanno comunque consentito di accertare il profondo legame degli
capitelloC4Affresco interno
avi della famiglia Trivella, proprietaria della Cappella, testimoniata dai numerosi interventi di restauro che si sono susseguiti negli anni a seguito di atti di devozione.
Da ultimo l'intervento recentissimo, fortemente voluto dal Signor Roberto Trivella, e realizzato con il contributo della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, che ha consentito di mettere in sicurezza l'edificio dall'aggressività dei fenomeni atmosferici e meteorologici mediante la sostituzione del manto di copertura e l'impermeabilizzazione delle murature perimetrali.

Analisi e ricerche storiche a cura dell'Arch. Franco Giani